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Maus racconto di un sopravvissuto
Art Spiegelman
Einaudi, € 14,50
Parlare della shoah, l'olocausto del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, mi ha sempre fatto sentire addosso una grande responsabilità, nei confronti soprattutto di chi si appresta per la prima volta ad entrare nel cuore del più grande male del '900, la notte oscura della civiltà occidentale, rappresentata con un luogo, una parola che più di ogni altra evoca l'inferno: Auschwitz. Ogni qualvolta la sento nominare o la scorgo scritta, un brivido corre lungo la schiena e il mio pensiero va ai tanti che in quel luogo divennero nulla, un numero tatuato su un braccio e carne da bruciare o ai pochi fortunati che ebbero la possibilità di salvarsi e di utilizzare la memoria per raccontare a chiunque avesse orecchie e cuore pronti ad ascoltare. Di questi pochi sopravvissuti, ahimè ogni anno sempre di meno, restano per fortuna una quantità considerevole di scritti e di altra importante documentazione. Una delle opere, la cui lettura mi ha sempre particolarmente commosso e aiutato fin dalla giovane età a comprendere lo sterminio dei campi, è questo fumetto di Art Spiegelman cartoonist statunitense e figlio di sopravvissuti ad Auschwitz. Opera assolutamente eccezionale, una splendida graphic novel, in cui Art racconta l'esperienza del padre Vladek e della madre Anja, ebrei polacchi durante la persecuzione nazista, con uno stile e una forma particolari. Gli ebrei sono raffigurati come topi e i nazisti come gatti, attraverso le immagini in bianco e nero (ho sempre pensato che i colori fossero sospesi in quel periodo) in un continuo rimando tra passato e presente, tra la storia dell'umanità e la sua storia privata, nel difficile rapporto padre-figlio, che diviene più stretto e intimo con la crescita della tragedia nel racconto. Di fronte alla follia che si impossessò di buona parte delle genti europee di quel tempo e che il passare degli anni sembra affievolirne la memoria, opere come Maus sono fondamentali per aiutare le giovani generazioni a guardare il passato per garantirsi un futuro diverso da quello che molti, troppi loro coetanei di tanti anni fa non trovarono davanti al loro cammino.
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